E vittoria fu. Per l’Udinese, non per il calcio delle famiglie

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Ed era trionfante. Tre punti per un nuovo Udinese primo, almeno nella seconda parte della gara, e separato da quello che abbiamo visto per molto (troppo) tempo.

Non so come andrebbe a finire: sicuramente il ritmo tecnologico dei bianconeri, decisamente modesto fino all’anno scorso, è cresciuto in maniera perentoria. Squadra muscolare, ‘la chiamavano gli avversari prima di incontrare i friulani, per non parlare del fatto che preferivano metterla sul fisico piuttosto che il contatto con De Paul andato e nient’altro.

L’eccitazione, forse prematura, di Pussetto aveva più impoverito la tappa friulana, portando la squadra a minacciare il ghirba (ma mai in realtà, diciamolo sinceramente); il mercato di quest’anno, a lungo complicato senza capitali, ha visto l’atterraggio all’Udinese di Pereyra, cavallo di battaglia; di Paul Makengo; di Deulofeu e Arslan, veterani di gravi infortuni ma giocatori di indiscussa classe (uno) e grande disposizione.Aspettando Molina, un fantastico side-player di carattere.

E abbiamo sentito ieri: il contributo di Roberto Pereyra in costruzione, l’emozione ma anche il forte temperamento tecnologico e tattico di Makengo, obiettivo decisivo di Nacho che sposta l’equilibrio di una gara impostata su piste uguali, ma che non è mai stata uguale in una partita. L’organizzazione dell’allenatore ex Lecce, che invoca le assenze-COVID, eccezionalmente in alto mare, ma c’è di più a mio avviso. Scarsa ma efficace, la visione di D’Aversa di una partita sembra lontana: Liverani avrebbe il tempo, non illimitato, di evitare che la sua squadra scivoli in posizioni impantanate e rischiose.

 

I punti persi a Verona e in particolare nella nefasta partita contro lo Spezia di Italiano gridano vendetta, ma non si può tornare indietro; la cosa cruciale è che l’Udinese trovi un equilibrio, si introducono nuovi arrivi per aumentare il livello della partita bianconera
Il portiere era la preoccupazione più grande di ieri, e mi fa male dirlo a un professionista serio e rispettoso. Nicolas mostra la corda in entrambe le reti; se la deviazione di Samir lo ha messo in difficoltà nella prima (ma avrebbe dovuto arrivarci), galleggia nella sua area di tiro come un pesciolino nella bolla del pareggio di Karamoh, mettendo in crisi i difensori davanti a lui che stanno anticipando l’avversario numero 10 nel tap-in più facile. Certo: Ouwejan e la squadra centrale non lo sostengono, ma la palla di Pezzella doveva essere sua o rifiutata, per niente tossica.

Cosa avrei fatto io? Non so cosa avrebbe fatto Gotti: si giocherà la partita contro Viola, ma non brucerà il giocatore per sempre. Non si parla nemmeno di aspettare che Giovannino Musso sia di nuovo disponibile, come (a quanto pare) per dare una possibilità a Scuffet.

 

Tre punti, va bene, ma alcune cose mi confondono.

Mezza dozzina di bianconeri sono inaspettatamente scomparsi dalla lista degli invitati a quella dei giocatori che possono essere schierati. Sembra chiaro sognare ‘quella cosa’ considerando il momento in cui viviamo, ma non c’è nulla di ufficiale. Solo un pensiero e un sospetto.

La decisione del governo di regolamentare il ‘touch sport’ (termine che appartiene alla Gazzetta Ufficiale e alla DiPiCiEmme, non allo sport praticato) mi lascia ancora più perplesso. Limitarli, sì, ma solo fino a un certo punto. Riconosco che ogni settimana gli esperti di calcio fanno dei test, ma i rischi saranno gli stessi prima che i tornei siano giocati in “bolle” di tipo NBA. Pagano i parenti, i bambini da cui prendiamo il pallone, i calciatori del dopocena che in quelle due ore trovano un momento di “scarico” dalle giornate pesanti. Lassù si dice ‘sport e fitness’: Io direi: “lo sport è salute”. Più che per noi che ci guadagniamo la paga annuale in un giorno, tranne che per noi.

Capisco che sono state fatte delle scelte dolorose: le facciamo andare bene, sperando che siano efficaci e temporanee. Ci sono però cose che non sopporto più di sentire e mi perdonerete.

Come “dipende da voi”, come se la progressione del contagio fosse dovuta solo a legioni di persone che fanno i trenini tra Riva Bartolini e Piazza Vittorio dopo ventitré anni. Forse anche per questo, ma prima ci convinciamo che il virus rischia di diventare endemico, prima concluderemo il processo di comprensione. Certo, condivido un’opinione personale; ma i nostri medici sanno come stanno le cose oggi; perché se vengono messi in un posto dove gestire i loro pazienti, le malattie possono moltiplicarsi, ma le asintomatiche perché le cure paucisintomatiche saranno molto più intense.

Sì. Sì. Sì, mi dispiace. Sono rattristato perché il viaggio è iniziato il mio lavoro e questo esercizio mi è naturalmente proibito; sono scoraggiato da una circostanza che non migliora, e qualcuno vorrebbe abbandonare il calcio ‘perché la scuola è più importante’ come se fosse la scuola a proteggere le culture pedanti e forse non viceversa.

Odio la fottuta ironia. E chiudo togliendo il liso cappellaccio senza dovermi mettere in posa come tale,

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